Valvisciolo e Norma

Escursione Serie “Abbazie del Lazio”

L’abbazia di Valvisciolo, in provincia di Latina, è posta su un contrafforte dei monti Lepini presso Norma, fra Sermoneta, l’oasi di Ninfa e Latina Scalo. Si affaccia su una piccola valle detta “dell’usignolo”.

Edificata in rigoroso stile romanico gotico cistercense, è uno dei massimi capolavori del genere dopo l’abbazia di Fossanova. La tradizione vuole che sia stata fondata nell’VIII secolo da monaci greci basiliani e successivamente occupata dai Templari nel XIII e XIV secolo. Ad essi subentrarono i Cistercensi, che l’abitarono fino alla soppressione degli ordini religiosi voluta da Napoleone Bonaparte.

Gli indizi della presenza templare sono numerosi, primo tra tutti la presenza di un graffito sull’intonaco originale del chiostro: le cinque parole del magico palindromo SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS, con le venticinque lettere disposte in cinque anelli concentrici. Oggi l’abbazia è abitata dai monaci cistercensi della congregazione di Casamari.

L’abbazia di Valvisciolo ha il suo fulcro nella chiesa dedicata ai Santi Stefano e Pietro e nel bel chiostro che la fiancheggia, attorno al quale si sviluppano gli ambienti monastici tradizionali: la sala del Capitolo, il Refettorio, lo scriptorium e l’accesso alla zona riservata alla clausura. Il chiostro è caratterizzato da pesanti volte rette da arcatelle a tutto sesto, poggianti su colonnine binate con capitelli ispirati a quelli delle abbazie di Borgogna. Nella chiesa a tre navate, divise da otto pilastri su cui poggiano archi ogivali, mancano il transetto e il presbiterio. Il coro rettangolare è fiancheggiato da due cappelle. Nella parete di fondo si trovano tre monofore e un occhio. Le pareti si presentano spoglie di affreschi secondo i canoni del “memento mori” dei cistercensi, che evitavano ogni sfarzo architettonico. Unica parte della chiesa che non rientra nei canoni della sobrietà cistercense è la cappella di San Lorenzo. Voluta dal cardinale Enrico Caetani e dal duca Onorato Caetani, fu affrescata nel 1586-89 dal pittore Niccolò Circignani, detto il Pomarancio, Molto interessante l’autoritratto dell’autore, scoperto fra la decorazione a grottesche della volta, in prossimità delle due vele. La facciata è dominata dal portale e da una grande finestra circolare con trafori.

Dell’antica Norba, colonizzata dai Romani durante la guerra civile, oggi è possibile vedere numerose parti del perimetro delle mura, che ne fecero una roccaforte inespugnabile. Nel sito archeologico sono conservati i resti di tre templi, due nella parte superiore ed uno nella parte inferiore, dedicato a Giunone Licina. Inoltre non mancano gli elementi caratteristici di una città romana come il foro e il complesso termale. Sono ben conservate anche le strade principali che collegavano il foro con le domus private.

Il nome della moderna Norma apparve nei documenti ufficiali solo nel corso dell’VIII secolo, quando insieme a Norba e Ninfa fu donata a papa Zaccaria dall’imperatore bizantino Costantino V Copronimo. La moderna Norma ebbe forse il suo primo nucleo nel cosiddetto vicolo, un sobborgo della vecchia città romana ormai disabitata.

Domenica 13 febbraio 2022

Responsabili: Enrico Ragni e Nuccia Ghini

Intera giornata

Mezzi propri

Pranzo libero

Costo: € 10,00 + € 3,00 qualora si rendessero necessari i dispositivi radio per garantire il rispetto del distanziamento personale.

Prenotazione obbligatoria entro il 9 febbraio.

È necessario il Green Pass.

Tutti i partecipanti dovranno rispettare le norme di sicurezza Coronavirus previste dalle vigenti disposizioni di legge.

Informazioni e prenotazioni in segreteria.

Il luogo incontro è soggetto a conferma all’atto della prenotazione.

 

Luogo Incontro: Piazza Bologna - Roma - Ore: 07:30

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