Escursione Serie “Abbazie del Lazio”

Sabato 5 novembre 2022

Responsabile: Giuseppina Ghini

Intera giornata

Mezzi propri

Pranzo libero

Costo: € 10,00

Luogo incontro: Ingresso Abbazia – Corso del Popolo, 128 Grottaferrata (RM) – Ore: 09:00

Prenotazione obbligatoria entro il 2 novembre.

Tutti i partecipanti dovranno rispettare le norme di sicurezza Coronavirus eventualmente previste dalle disposizioni di legge.

Informazioni e prenotazioni in segreteria.

L’abbazia di Santa Maria di Grottaferrata, conosciuta anche con il nome di abbazia greca di San Nilo, appartiene alla Chiesa bizantina cattolica. I monaci basiliani che vi risiedono celebrano con il rito bizantino in lingua greca. Fu fondata nel 1004 da San Nilo da Rossano e da San Bartolomeo, sui ruderi di una villa romana, in un sito detto “Grottaferrata”. Il toponimo potrebbe derivare dalla presenza di un criptoportico della villa romana o da una cappella cristiana oggi ancora presente nella navata destra della chiesa.

L’Abbazia nacque quando Gregorio I di Tuscolo offrì al monaco Nilo di Rossano Calabro, (e quindi greco di origine e di rito), sfuggito alle incursioni saracene in Calabria, la sua protezione per la costruzione del cenobio, che fu riconosciuto autonomo rispetto ai cardinali vescovi della diocesi di Frascati e che mantenne il rito bizantino. Nel 1482 per volontà del cardinale Giuliano della Rovere fu cinto da mura su disegno di Giuliano da Sangallo con due torrioni e un fossato.

Per accedere al monastero si passa un ponte (originariamente levatoio), che separa la strada dal complesso monumentale. Lasciando a sinistra un torrione rotondo, addossato ad un altro quadrato e più alto, si entra, per un portale di pietra  in un primo cortile, dove affaccia il Palazzo del Commendatario (XV secolo), al centro del quale è collocata la statua di San Nilo.

Dal cortile si può ammirare il fianco sinistro della chiesa in stile romanico, con monofore e bifore ogivali (opera di restauro). Di notevole interesse è l’antiquarium, dove sono conservati reperti rinvenuti nella zona, donazioni ed affreschi staccati dalla chiesa. Dallo stesso cortile si accede alla biblioteca che conserva pregiati codici medievali.

La chiesa, intitolata a Santa Maria, fu quasi completamente trasformata nel 1754 e quindi restaurata dal 1902 al 1930 secondo le forme delle costruzioni neogotiche ottocentesche. La facciata della chiesa presenta un rosone e finestre in marmo traforato, archetti ciechi con cornici in laterizio che proseguono sui lati. Ha conservato le sue forme originali il campanile romanico a cinque ordini di trifore.

Il nartece, che poggia su quattro colonne in pietra e su due pilastri in mattoni, presenta un pavimento a spina e un soffitto in legno, e conserva le opere più antiche della chiesa; tra queste, un fonte battesimale (X-XI secolo) in marmo, di forma cilindrica, poggiato su leoni alati. La porta d’ingresso, detta  “speciosa” (ossia “di bella apparenza”), presenta gli stipiti decorati a bassorilievo in marmo con intarsi di pietre e pasta vitrea, databili tra l’XI e il XII secolo. Sopra la porta è collocato un mosaico rappresentante la Deisis (Gesù Cristo in trono benedicente).

L’interno settecentesco, a pianta basilicale con profonda abside, è suddiviso in tre navate da pilastri che inglobano le colonne marmoree della villa romana. Il pavimento in marmo policromo a motivi decorativi geometrici è opera dei Cosmati (XIII secolo), il soffitto a cassettoni è del 1577.

L’arco trionfale, che divide la navata centrale dal presbiterio, presenta una decorazione dell’ ultimo quarto del XII secolo articolata su due registri: “Trinità ed angeli” in quello superiore e “l’Etimasia” (rappresentazione di un trono vuoto con le insegne di Cristo e ai lati san Pietro e sant’Andrea) in quello inferiore.

Lungo la navata di destra si aprono la Grotta Ferrata e la Cappella Farnesiana, decorata con affreschi raffiguranti le storie di San Nilo del Domenichino.

Nel presbiterio è collocata l’iconostasi (XVII secolo), in marmi policromi, progettata da Gian Lorenzo Bernini, che nasconde l’altare dal resto della chiesa. Le tre porte vengono aperte durante la liturgia. Al centro dell’iconostasi è un’icona raffigurante la Madonna con Gesù Bambino (Theotòkos) della seconda metà del XIII secolo, tempera su tavola di ambito campano). Dietro l’iconostasi si cela il Vima (santuario), dotato di altare quadrato sormontato da un baldacchino, da cui pende la Colomba eucaristica in argento.

Al complesso degli edifici della villa romana appartiene anche un criptoportico di epoca repubblicana perfettamente conservato, a due navate separate da un muro ad archi, su cui poggia la parte sud-ovest del monastero.