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  27. - 68 d.C.
68 - 96 d.C.
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193 - 235 d.C.
235 - 270 d.C.
270 - 285 d.C.
284 - 312 d.C.

306 - 383 d.C
379 - 455 d.C
455 - 476 d.C

Le mappe dell'Impero Romano

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author: Massimo Romiti
 

Imperatori di Roma > la fine della Repubblica

Dopo la morte di Giulio Cesare il senato assunse il controllo dello Stato, confermò gli ultimi provvedimenti del dittatore e amnistiò gli uccisori. Nonostante Cesare avesse adottato come erede Ottaviano, Antonio si impossessò dell'eredità e costrinse gli uccisori di Cesare ad abbandonare Roma.

Successivamente fece votare una legge che toglieva il governo della Gallia a Decimo Bruto, questo tuttavia si rifiutò di obbedire trincerandosi a Modena dove fu assediato da Antonio. Contro quest'ultimo il senato mandò un esercito comandato da Ottaviano insieme ai consoli Irzio e Pansa, nonostante la morte dei due in battaglia Antonio fu sconfitto e costretto alla ritirata. Ottaviano chiese allora al senato di essere eletto console e al rifiuto dei senatori si fece eleggere dal popolo.

Nell'agosto del 43 a.C. Ottaviano, Antonio e Lepido stipularono un accordo privato, poi riconosciuto con un plebiscito, che stabiliva per i tre poteri quinquennali (I triumvirato) assegnando Sicilia e Africa a Ottaviano, Gallia Cisalpina ad Antonio, Gallia Narbonense e Spagna a Lepido.

Nell'ottobre del 42 Ottaviano e Antonio si scontrarono a Filippi in Macedonia (Baia di Cavalla, Grecia) con i cesaricidi Cassio e Bruto cui il senato, durante la guerra di Modena, aveva di fatto assegnato il governo in Oriente. Ucciso Cassio e 20 giorni dopo Bruto, Antonio, vero vincitore della guerra, si fece assegnare Siria, Egitto e Asia.

Intanto a causa dei contrasti nell'assegnazione di terre ai veterani scoppiò un violento contrasto tra Ottaviano e il fratello di Antonio, Lucio Antonio, contrasto che culminò nell'assedio e distruzione di Perugia da parte di Ottaviano nel marzo del 40. Nell'ottobre del 40, dopo un'abile mediazione, i due rivali si accordarono a Brindisi stabilendo le reciproche sfere d'influenza: l'Oriente ad Antonio, l'Occidente a Ottaviano e l'Africa a Lepido.

Nel 39 a.C. fu poi riconosciuta l'autorità su Sicilia, Sardegna e Corsica di Sesto Pompeo, figlio di Pompeo, che con la sua flotta ostacolava i rifornimenti di grano a Roma. L'anno seguente però Ottaviano dopo aver rinnovato per altri cinque anni il triumvirato (II triumvirato), riuscì ad accordarsi con Antonio che, in cambio di uomini per la campagna contro i Parti in preparazione, gli concesse le sue 120 navi di base a Taranto. Ottaviano fu così in grado di attaccare Sesto Pompeo la cui flotta fu battuta a Milazzo e poi distrutta a Nauloco (vicino Messina) nell'agosto del 36 a.C. Lepido intanto, abbandonato dai suoi soldati, venne esautorato dal triumvirato e nominato Pontefice Massimo.

Nel 36, sposata Cleopatra, Antonio tentò l'impresa partica senza ricevere mai i 20.000 uomini promessi da Ottaviano, episodio che segnò l'inizio della rottura definitiva tra i due. Tornato sconfitto nell'ottobre del 36 a.C., Antonio era comunque riuscito ad occupare l'Armenia che dichiarò suo possedimento privato. Antonio preferiva infatti ad un confine orientale interamente romano, la creazione di una serie di stati-cuscinetto di ispirazione romana.

Nel 34 con abile mossa propagandistica Ottaviano preparò lo scontro finale con Antonio, lesse in pubblico il testamento di questi che confermava donazioni di territori romani a Cleopatra, Cesarione (figlio di Cesare e Cleopatra), Alessandro Helios (re di Armenia), Tolomeo e Cleopatra Selene (altri due figli della regina d'Egitto). Nonostante il disegno di Antonio fosse un'abile strategia per contrastare i Parti e garantire la sicurezza orientale, Ottaviano facendo leva sull'indignazione romana antiorientale, ottenne la riconferma del potere per consenso generale e dichiarò guerra a Cleopatra. La flotta egiziana venne distrutta nelle acque di Azio (costa dell'Epiro, Grecia) il 2 settembre del 31 a.C.; Antonio e Cleopatra si suicidarono ad Alessandria il 3 agosto del 30 a.C.


La Repubblica diventa Principato

Il Principato di Augusto, ovvero l'inizio dell'impero, si basò sul consenso universale e rappresentò una formula di compromesso tra elementi monarchici e repubblicani, il passaggio a questa formula avvenne con una serie successiva di assunzioni di cariche tali che Ottaviano potè gestire gli affari statali a suo esclusivo giudizio. Il 13 gennaio del 27 Ottaviano restituì ogni prerogativa al senato che gli conferì un potere proconsolare ampliato, il 16 gennaio il senato gli conferì poi il titolo onorifico di Augustus co cui si voleva significare la sacralità della sua figura. In pratica Augusto aveva poteri consolari in Italia e il comando assoluto delle province imperiali, quelle che cioè richiedevano l'impiego delle legioni, cosa che significò il controllo totale della politica estera.

Il 14 luglio del 23 dopo aver deposto volontariamente il consolato, ricevette la tribunicia potestas a vita, vero fondamento costituzionale del potere imperiale e data da cui si conteggiarono gli anni di regno di tutti i successori; il 6 marzo del 12 a.C. fu nominato Pontefice Massimo, carica che rappresentò fino al tempo di Graziano la consacrazione religiosa del potere, il 2 a.C., anno dell'inaugurazione del tempio di Marte Ultore e del Foro di Augusto, assunse infine il titolo di pater patriae.


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