Dopo la morte di Giulio Cesare il senato assunse il
controllo dello Stato, confermò gli ultimi provvedimenti del dittatore
e amnistiò gli uccisori. Nonostante Cesare avesse adottato come erede
Ottaviano, Antonio si impossessò dell'eredità e costrinse
gli uccisori di Cesare ad abbandonare Roma.
Successivamente fece votare una legge che toglieva il governo della Gallia
a Decimo Bruto, questo tuttavia si rifiutò di obbedire trincerandosi
a Modena dove fu assediato da Antonio. Contro quest'ultimo il senato mandò
un esercito comandato da Ottaviano insieme ai consoli Irzio e Pansa, nonostante
la morte dei due in battaglia Antonio fu sconfitto e costretto alla ritirata.
Ottaviano chiese allora al senato di essere eletto console e al rifiuto
dei senatori si fece eleggere dal popolo.
Nell'agosto del 43 a.C. Ottaviano, Antonio e Lepido stipularono un accordo
privato, poi riconosciuto con un plebiscito, che stabiliva per i tre poteri
quinquennali (I triumvirato) assegnando Sicilia e Africa a Ottaviano, Gallia
Cisalpina ad Antonio, Gallia Narbonense e Spagna a Lepido.
Nell'ottobre del 42 Ottaviano e Antonio si scontrarono a Filippi in Macedonia
(Baia di Cavalla, Grecia) con i cesaricidi Cassio e Bruto cui il senato,
durante la guerra di Modena, aveva di fatto assegnato il governo in Oriente.
Ucciso Cassio e 20 giorni dopo Bruto, Antonio, vero vincitore della guerra,
si fece assegnare Siria, Egitto e Asia.
Intanto a causa dei contrasti nell'assegnazione di terre ai veterani scoppiò
un violento contrasto tra Ottaviano e il fratello di Antonio, Lucio Antonio,
contrasto che culminò nell'assedio e distruzione di Perugia da parte
di Ottaviano nel marzo del 40. Nell'ottobre del 40, dopo un'abile mediazione,
i due rivali si accordarono a Brindisi stabilendo le reciproche sfere d'influenza:
l'Oriente ad Antonio, l'Occidente a Ottaviano e l'Africa a Lepido.
Nel 39 a.C. fu poi riconosciuta l'autorità su Sicilia, Sardegna e
Corsica di Sesto Pompeo, figlio di Pompeo, che con la sua flotta ostacolava
i rifornimenti di grano a Roma. L'anno seguente però Ottaviano dopo
aver rinnovato per altri cinque anni il triumvirato (II triumvirato), riuscì
ad accordarsi con Antonio che, in cambio di uomini per la campagna contro
i Parti in preparazione, gli concesse le sue 120 navi di base a Taranto.
Ottaviano fu così in grado di attaccare Sesto Pompeo la cui flotta
fu battuta a Milazzo e poi distrutta a Nauloco (vicino Messina) nell'agosto
del 36 a.C. Lepido intanto, abbandonato dai suoi soldati, venne esautorato
dal triumvirato e nominato Pontefice Massimo.
Nel 36, sposata Cleopatra, Antonio tentò l'impresa partica senza ricevere
mai i 20.000 uomini promessi da Ottaviano, episodio che segnò l'inizio
della rottura definitiva tra i due. Tornato sconfitto nell'ottobre del 36
a.C., Antonio era comunque riuscito ad occupare l'Armenia che dichiarò
suo possedimento privato. Antonio preferiva infatti ad un confine orientale
interamente romano, la creazione di una serie di stati-cuscinetto di ispirazione
romana.
Nel 34 con abile mossa propagandistica Ottaviano preparò lo scontro
finale con Antonio, lesse in pubblico il testamento di questi che confermava
donazioni di territori romani a Cleopatra, Cesarione (figlio di Cesare e
Cleopatra), Alessandro Helios (re di Armenia), Tolomeo e Cleopatra Selene
(altri due figli della regina d'Egitto). Nonostante il disegno di Antonio
fosse un'abile strategia per contrastare i Parti e garantire la sicurezza
orientale, Ottaviano facendo leva sull'indignazione romana antiorientale,
ottenne la riconferma del potere per consenso generale e dichiarò
guerra a Cleopatra. La flotta egiziana venne distrutta nelle acque di Azio
(costa dell'Epiro, Grecia) il 2 settembre del 31 a.C.; Antonio e Cleopatra
si suicidarono ad Alessandria il 3 agosto del 30 a.C.
La Repubblica diventa Principato
Il Principato di Augusto, ovvero l'inizio dell'impero,
si basò sul consenso universale e rappresentò una formula
di compromesso tra elementi monarchici e repubblicani, il passaggio a
questa formula avvenne con una serie successiva di assunzioni di cariche
tali che Ottaviano potè gestire gli affari statali a suo esclusivo
giudizio. Il 13 gennaio del 27 Ottaviano restituì ogni prerogativa
al senato che gli conferì un potere proconsolare ampliato, il 16
gennaio il senato gli conferì poi il titolo onorifico di Augustus co cui si voleva significare la sacralità della sua figura. In pratica
Augusto aveva poteri consolari in Italia e il comando assoluto delle province
imperiali, quelle che cioè richiedevano l'impiego delle legioni,
cosa che significò il controllo totale della politica estera.
Il 14 luglio del 23 dopo aver deposto volontariamente il consolato, ricevette
la tribunicia potestas a vita, vero fondamento costituzionale del
potere imperiale e data da cui si conteggiarono gli anni di regno di tutti
i successori; il 6 marzo del 12 a.C. fu nominato Pontefice Massimo, carica
che rappresentò fino al tempo di Graziano la consacrazione religiosa
del potere, il 2 a.C., anno dell'inaugurazione del tempio di Marte Ultore e del Foro di Augusto, assunse infine il titolo di pater patriae.