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DOMIZIANO 81 - 96
Roma, 24 novembre 51
Titus Flavius Domitianus.
Sposato con: Domizia Longina, 70
D.
si trovò a Roma nei delicati e convulsi momenti che precedettero
la morte di Vitellio nel
dicembre del 69. Dopo la vittoria definitiva dei sostenitori del padre rimase
nell'Urbe per curare gli affari di governo, poi una volta insediatosi, Vespasiano
lo relegò in secondo piano per evitare contrasti alla successione
del primogenito Tito.
Successe al trono dopo la morte di quest'ultimo il 13 settembre 81 dopo
che, in osservanza della procedura, si era presentato alle coorti pretorie
e al senato. In contrasto con la politica dei suoi predecessori che avevano
favorito le classi superiori, D. cercò il consenso dei ceti popolari
e per superare l'opposizione senatoriale concentrò nelle sue mani
il maggior potere possibile anche attraverso manifestazioni esteriori che
accentuarono il suo dispotismo monarchico. In campo economico si dedicò
a migliorare l'allevamento in Italia e ad incrementare la coltura dei cereali
mentre promosse costruzioni pubbliche in tutti i territori dell'Impero.
Uno sforzo finanziario che portò D. a requisizioni e confische effettuate
a danno di elementi a lui avversi, si creò così un clima di
terrore e sospetto che culminò con la cacciata dall'Italia di quanti
insegnavano filosofia ritenuti pericolosi fautori della libertà di
pensiero.
In politica estera Giulio Agricola sconfisse i Caledoni nell'84 mentre sul
Reno la campagna contro i Catti portò definitivamente la frontiera
al fiume Meno con la creazione degli Agri Decumates, cioè i territori
tra Reno e Danubio. Infelice invece l'esito della spedizione contro i Daci
condotta prima tra l'85 e 86 poi nell'88-89, infatti dopo un avvio vittorioso
mentre la capitale Sarmizegetusa stava per cadere, D. intraprese una campagna
disastrosa contro Quadi e Marcomanni che lo costrinse a chiedere la pace
con i Daci, in Oriente fu invece mantenuto lo statu quo e l'ultima operazione
militare fu al nord nel 92-93 con una vittoriosa campagna contro Suebi e
Sarmati.
Il contrasto tra l'opposizione e il sempre più dispotico imperatore
portò infine ad un complotto che vide D. cadere pugnalato da un liberto
a Roma il 18 settembre 96.